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una-domenica-da-brividi-casa.jpgLa casa è immersa nel silenzio, sono le cinque del pomeriggio ma in questo stabile posto nella periferia cittadina sembra di essere in un deserto senza confini.


La scelta di occupare questo appartamento non è stata dettata da un desiderio di tranquillità ma più che altro da un  bisogno impellente di un tetto sotto cui rifugiarmi dopo le ore di lezione all’università. Eh sì, per il momento mi accontento di queste mura grigie e dell’aria stantia che aleggia sempre opprimente oltre il mio pianerottolo e lungo l’angusta scalinata interna; sono già stato fortunato a trovare l’annuncio sul giornale e l’offerta d’affitto a un prezzo più che invitante. Le domeniche tuttavia, sono quelle più dure da passare, sono qui solamente da quindici giorni ma già non ne posso più, prometto a me stesso che il prossimo fine settimana mi darò alla pazza gioia, treno, amici e discoteca!


Qualcosa distoglie i miei pensieri, un rumore sordo che proviene dal basso, poi un grido strozzato che si attenua in un sinistro lamento. Aguzzo le orecchie trattenendo il respiro, niente, il silenzio è pressante e ovattato, rimbomba nella mia mente più che mai. Di sicuro sarà stata la mia immaginazione, oppure qualche inquilino che ha portato fuori il cane o ha deciso di mettersi ad armeggiare nella zona sotterranea dello stabile. Già questo mi procura un brivido lungo la schiena, perché realizzo che qui non ci sono cani e tantomeno altri inquilini, almeno a quest’ora. Giada, l’unica ragazza che di solito occupa l’appartamento giù al primo piano, va sempre via per il week-end e torna solo la domenica notte.


I rumori si ripetono, decido che è ora di andare a controllare. Lo squillo del telefono arriva come una stilettata, ma rispondo con un certo sollievo, almeno un amico con cui condividere quest’assurda situazione! Non è nessun amico, dalla cornetta arriva solo un concitato respiro, poi tutto tace.


Caspita, comincio davvero a spaventarmi, chiamo la polizia? Faccio un respiro profondo e riesco a ridere della mia immotivata paura. Solo nei film succedono queste cose e tu ne vedi troppi di horror! Mi ripeto questa frase mentre apro la porta di casa e la richiudo lentamente, lasciandomi alle spalle quelle noiose e sicure stanze che già rimpiango. Scendo le scale con passo felpato e cercando di non fare il minimo rumore mi dirigo verso i bui sotterranei. Quanti anni avrà questo palazzo? Perché al giorno d’oggi chi si sognerebbe di lasciarvi un simile, sinistro spazio dall’aspetto fatiscente? Scendo gli scalini che si addentrano sempre più in basso e sfociano in un’ampia cantina immersa nell’oscurità. 


C’è nessuno? La mia voce rimbomba innaturale, un odore acre di umidità riempie l’aria. I miei occhi cominciano pian piano ad abituarsi al buio, scorgo sagome di mobili addossati alle pareti, poi un corpo riverso sul pavimento, tra le sue mani il display di un telefono si illumina per un breve istante. Una chiamata in arrivo con la suoneria disattivata.  Ho solo il tempo di riconoscere i capelli lunghi e folti della ragazza del primo piano, i suoi occhi sono socchiusi, un rivolo di sangue le scorre sul viso “ prima ho cercato di chiamarti, aiutami”, mi dice con flebile voce. Mi accorgo troppo tardi di un’ombra furtiva e dei passi rapidi dietro di me, poi un colpo alla testa e il buio.


Ho freddo, galleggio nello spazio etereo di un mondo onirico dai contorni indefiniti, annaspo in un agitato dormiveglia, poi finalmente apro gli occhi e mi ritrovo in una sconcertante realtà. Una lama di luce filtra da una finestra, si riflette sulle pareti, rischiarando un’angusta stanza. Alcuni colpi di tosse richiamano la mia attenzione, giro lentamente la testa sulla mia destra, combattendo con uno sgradevole senso di nausea e un dolore lancinante alla nuca. Scorgo il viso pallido di Giada e il suo sguardo pieno di terrore. E’ sdraiata supina su una tavola di legno, nuda, le braccia lungo i fianchi e i bei capelli chiari chiazzati di sangue. Realizzo di essere nudo anch’io, in un altro contesto si potrebbe anche tentare un approccio. Mi scappa una risatina isterica, rido per non piangere perché la situazione è davvero drammatica. Mille domande si affollano nella mia mente, cosa ci facciamo qui? Ricordo lo scantinato, l’ombra furtiva e il colpo in testa. Deve essere stato di sicuro un maniaco, l’unica soluzione è scappare!


Provo a muovere le gambe e senza difficoltà riesco a mettermi seduto, per fortuna non sono legato. Buon per noi, il pazzo deve avere più di una rotella fuori posto se ha trascurato questo particolare. Giada continua a tossire, poi la sua voce risuona forte e disperata, “scappa, sta arrivando!”. Faccio appena in tempo a mettere i piedi per terra, un omaccione con una strana tunica mi si para davanti, ha un cappuccio nero sulla testa che lascia intravedere solo due occhi scuri dallo sguardo glaciale. Senza tanti complimenti mi spinge di nuovo sulla branda e mi invita a bere un misterioso intruglio. “Dove credevi di andare? Mai nessuno è riuscito a scappare. Dovreste esserne fieri, siete i prescelti, le vittime designate per il sacrificio, il rito comincerà tra un’ora, tra poco arriveranno anche gli altri”.


Oddio, qui si mette male veramente! “Chi sei?”, riesco a farfugliare mentre con labbra tremanti mi appresto a trangugiare la maleodorante pozione.
“Sono il fratello del vostro padrone di casa, ma anche il custode di questo cimitero sperduto di periferia, ah, voi non lo sapete, vi ho fatto fare un bel viaggetto mentre dormivate come piccioncini!”.

Tace per un attimo, poi sogghigna e continua con il suo dissennato monologo. “Cadaveri, buche da scavare e da riempire fanno parte del mio lavoro e nessuno si prende mai la briga di venire a controllarmi. Capisci come sarà facile per me disfarmi poi dei vostri corpi?”. La sua voce assurdamente calma ha un tono gutturale e diabolico.


Giada ora urla come una forsennata e tenta anche lei di scappare, ma si accascia per terra con le gambe prive di forza, l’omaccione la raggiunge facilmente con un balzo felino. “Bevi stupida ragazza, evidentemente la precedente razione non ti è bastata!”.


Approfitto della momentanea distrazione del mio carceriere e girando lentamente la testa di lato lascio fuoriuscire dalla bocca il mefitico liquido che avevo fatto finta d’inghiottire. Poi, confidando nella buona stella e nel favore della semioscurità, chiudo gli occhi fingendo un sonno profondo.


Non so quanto tempo è passato, forse solo dieci minuti, ma per me sono sembrati un’eternità. Attorno solo silenzio. Il pazzo è uscito da un po’ chiudendo la porta a chiave. So che potrebbe tornare da un momento all’altro, decido di agire in fretta. Raccogliendo tutte le mie forze mi rimetto in piedi, sposto il tavolo addossato alla parete e lo porto vicino alla finestra. Poco dopo, mi giro un’ultima volta a guardare la mia amica che giace in uno stato d’inconsapevole incoscienza, scavalco il davanzale e salto sulla nuda terra.


una-domenica-da-brividi-immagine.jpgScruto rapidamente la bassa costruzione alle mie spalle, è una specie di rimessa annessa al cimitero, probabilmente usata dal custode per riporre i suoi arnesi di lavoro. Giada è ancora lì dentro, provo un nodo alla gola e un senso d’impotenza, vorrei portarla con me ma in quelle condizioni sarebbe una cattiva idea. Meglio andare a chiedere aiuto. Mi sono accorto di essere atterrato su una tomba, la lapide si erge sinistra nell’oscurità, incrocio lo sguardo dolce di una donna, ma è solo una fredda foto illuminata dalla luce della luna. Mi rialzo di scatto e comincio a correre, le mie gambe nude sono scorticate dai cespugli, le copiose tombe formano una visione inquietante, ma qui non c’è da aver paura dei morti, sono i vivi il vero pericolo!


Batto i denti per il freddo, poi come una visione celestiale scorgo una vecchia camicia da lavoro appoggiata su una bassa siepe. La infilo in fretta, pensando che tutto sta andando per il meglio. Mi arrampico sull’ampio cancello arrugginito e in men che non si dica sono dall’altra parte. So che devo fare in fretta, il guardiano sta per tornare e se mi trovasse sarebbe la fine. Penso a tutte quelle persone che prima di me e Giada hanno risposto all’ingannevole annuncio e si sono poi trovati nella medesima terrificante situazione. “Appartamento per studenti, offresi a un prezzo molto vantaggioso”. Ho i brividi lungo la schiena, non posso fare più niente per salvarli, ma li posso vendicare facendo arrestare quel bastardo e i suoi complici. Andrò alla polizia, devo solo trovare un telefono.


Non ho la minima idea di dove mi trovo. Questa zona non la conosco e sembra di stare in mezzo al nulla. Cammino già da cinque minuti ma non vedo case da nessuna parte, tuttavia, cerco di tenermi lontano dalla strada, perché appena quel tipo si accorgerà della mia fuga verrà di sicuro a cercarmi. 


Ho camminato almeno per mezz’ora. Finalmente vedo una casa, corro di corsa sul vialetto privo di cancello e mi attacco al campanello guardandomi ripetutamente alle spalle. La paura di vedere arrivare quel pazzo mi mette addosso un’ansia pazzesca. Finalmente la porta si apre, sorrido di sollievo all’uomo stempiato dall’aria bonacciona ferma sull’uscio. “La prego, mi faccia entrare, mi serve un telefono, chiami la polizia!”. Le parole mi muoiono in gola e non credo alle mie orecchie. “Entra ragazzo!”, la voce è inconfondibile, è lui il guardiano del cimitero! Mi butto a terra scioccato, poi tento la fuga verso il vialetto. E’ stata proprio una domenica da brividi!

 

 Di Tiziana A. (Trovate questo racconto anche nella raccolta formato kindle di Amazon)

Tag(s) : #Attualità e Curiosità

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